Caibo

Chi siamo: Il Club Alpino Italiano, Sezione di Bologna "Mario Fantin", è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di montagna e natura. Fondato nel 1875, il nostro obiettivo è promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dell'ambiente montano, con particolare attenzione agli Appennini e alle Alpi.
Attraverso un'ampia gamma di attività, tra cui escursionismo, alpinismo, scialpinismo, arrampicata e cicloescursionismo, offriamo ai nostri soci l'opportunità di vivere esperienze uniche e di scoprire le meraviglie della montagna.
Organizziamo corsi di formazione per garantire un approccio consapevole e sicuro alle attività outdoor, oltre a eventi culturali e iniziative per la manutenzione dei sentieri.
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Sabato 27 giugno 2026

16 ragazze e ragazzi, 2 accompagnatori e 4 aiuto accompagnatori sono partiti dalla sede CAI di Bologna alle otto di mattina per la Val d'Aosta senza grossi ritardi dall’appuntamento previsto. A Fiorenzuola ci siamo fermati per prelevare Prisca, aiuto accompagnatrice, e siamo arrivati a Saint Jacques des Allemands, in alta Val d’Ayas, attorno alle 15,00 dove troviamo altri due ragazzi, così il gruppo è completo. Nel parcheggio di Saint Jacques incontriamo Daniela, gestrice della casa di Résy di proprietà dell’Azione Cattolica di Piacenza, che ci ha meravigliosamente organizzato tutta la logistica durante il nostro soggiorno. Mentre i pesanti ma non voluminosi bagagli sono stati trasportati in auto lungo la carrabile, noi abbiamo proseguito verso la Cappella di Saint Jacques e risalito il ripido sentiero fino a Résy (2066 mt). Qui abbiamo conosciuto Andrea, Maria e Maria Rita, volontarie dell’Azione Cattolica di Piacenza, che in maniera impeccabile ci hanno preparato i pasti per tutta la settimana e assicurato una permanenza indimenticabile in questo villaggio Walser della Val d’Ayas. La casa associativa di Résy, intitolata a San Pier Giorgio Frassati, si compone di un edificio principale con dormitori, cucina, mensa e locali comuni, e un rascard, una casa in tipico stile Walser, con camere e bagni. L’edificio principale è affiancato al rifugio Ferraro, gestito da privati. Più in basso nel piccolo villaggio, c’è il rifugio Guide d’Ayas, il rascard e poche altre abitazioni private. Scaricati i bagagli, abbiamo assegnato le camere, operazione sempre delicata per cercare di non scontentare nessuno, e abbiamo finito la serata con la cena.

Domenica 28 giugno 2026

La prima giornata di Alpinismo Giovanile prevedeva un incontro con un socio del CAI di Verres nei pressi di Saint Jacques, per un’escursione lungo il vallone delle Cime Bianche. Le previsioni del tempo, consultate sul sito e sull’applicazione di Meteo Svizzera, davano pioggia in tarda mattinata. Quindi, equipaggiati per il tempo incerto, regola fondamentale per un escursionista previdente, ci siamo diretti verso Beau Bois (Bel Bosco) e Les Fiery, poco sotto Résy. Ci siamo incontrati in perfetto orario con Marcello nel punto prestabilito e abbiamo proseguito, sotto la sua guida, l'escursione. Marcello ci ha prima spiegato brevemente la presenza della popolazione Walser di origine germanica e vallese in Val d’Ayas e lungo il percorso ci ha illustrato alcuni aspetti su flora, fauna e geologia del vallone. Infine, sull’alpe di Tzere (2178 mt), il punto più alto raggiunto durante la giornata, con la ormai incessante pioggia ad accompagnarci, ci ha illustrato la zona ancora incontaminata, dove dovrebbero sorgere gli impianti di collegamento di due grossi comprensori sciistici di Breuil-Cervinia/Valtournenche/Zermatt e Monterosa ski. Marcello cura un’associazione patrocinata anche dal CAI Val d’Aosta che mira a preservare il vallone delle Cime Bianche (per maggiori info www.lovecimebianche.it). La giornata è terminata con la risalita a Résy sotto una pioggia insistente e la apprezzata calda cena preparata da Maria Rita e Maria.

Lunedì 29 giugno 2026

Viste le previsioni meteo che preannunciano pioggia nel primo pomeriggio, dopo la colazione alle 7,30, ci siamo avviati verso il Palon di Résy (2675 mt), uno dei giri più brevi fra quelli programmati. L’escursione si è snodata a nord del villaggio Walser, su un monte non particolarmente alto ma che sovrasta il villaggio e permette un'ampia visuale sul massiccio del Monte Rosa. La mattina è iniziata con i primi piccoli malanni: dolori e malesseri curati con il riposo o con medicinali di automedicazione. Questo ha obbligato qualcuno, già dal secondo giorno, a rinunciare all’escursione. Il percorso è breve ma in poco più di due chilometri si supera un dislivello di quasi seicento metri. Inizialmente dentro un bosco di larici, l’irta traccia lascia la vegetazione arborea e attraversa il paesaggio tipico dell’alta montagna con flora arbustiva ed erbacea. Il gruppo è rimasto compatto fino al bivio che poi abbiamo preso al ritorno verso i laghetti di Résy. Chi ha proseguito fino alla croce sul pianoro in cima al Palon ha ammirato l’alta valle di Verraz, con le morene glaciali, i rifugi Mezzalama e Guide d’Ayas e il ghiaccio sovrastante. A nord le cime Breithorn, Roccia Nera, Polluce hanno incorniciato lo sguardo che a ovest spaziava fino al profilo piramidale del Cervino. La discesa ha preso direzione est, verso i laghetti sovrastati dal monte Rosso di Verraz, poi discesa fino all’alpe della Forca Superiore. Arrivati al bacino artificiale dell’alpe, il cielo si è fatto ormai minaccioso e le previsioni di Meteo Svizzera si sono avverate puntualmente. Non potendo consumare il pranzo al sacco ci siamo affrettati verso Résy ormai poco lontano e abbiamo consumato il pranzo dentro la struttura. Nel pomeriggio ci siamo impratichiti a costruire un imbrago d’emergenza e ripassare alcuni nodi fondamentali. Dopo qualche gioco di gruppo, intorno alle diciotto, sono arrivati due agenti del Corpo Forestale della Val d’Aosta stazione di Brusson con i quali era stato programmato un incontro sulla flora e sulla fauna locali. I due agenti, venuti a piedi lungo il ripido il sentiero da noi percorso sabato, con alcuni loro strumenti di osservazione, hanno fatto una presentazione nella sala comune della casa di Résy. Hanno parlato della loro attività, delle norme di comportamento da tenere in montagna, di flora e fauna della Val d’Aosta. Hanno anche mostrato alcune curiose immagini catturate dalle fototrappole utilizzate per monitorare la fauna insieme a qualche inconsapevole escursionista. Infine ci hanno permesso di utilizzare alcuni loro strumenti di osservazione: binocolo, cannocchiale e fotocamera termica, per l’osservazione dell’ambiente. Si sono trattenuti per la cena insieme a noi e poi, sotto una pioggia torrenziale, si sono incamminati, carichi dei loro preziosi strumenti, verso valle. Dopo cena alcuni di noi hanno preso parte ad una serena sessione di yoga.

Martedì 30 giugno 2026

Rassegnati a prendere acqua anche oggi, abbiamo fatto colazione poco più tardi, alle 7,45, e ci siamo incamminati verso la parte alta della valle di Verraz. Arrivati al lago Blu il gruppo si è diviso: una parte, quella più numerosa, ha proseguito verso pian di Verraz superiore; l’altra è scesa verso Résy per poi dirigersi a sud. Il gruppo che ha raggiunto Verraz di sopra è rientrato con un percorso ad anello lungo il sentiero che si mantiene a mezza costa fino al pian di Verraz inferiore. Qui hanno pranzato velocemente visto il cielo che, come al solito, presagiva l’ennesimo temporale. Invece, terminato il pranzo e ripreso il cammino, questa volta il rientro è proseguito all’asciutto e hanno raggiunto facilmente Rèsy. Il gruppo che si era separato al lago Blu si è invece diretto a sud ed è rientrato a Resy per il sentiero 8B. Nel pomeriggio dopo qualche gioco all’aria aperta, ci siamo addestrati a stendere una corda fissa tra gli alberi lungo una delle avenue di Résy. La cena a base di polenta ci ha ricompensato delle fatiche, alleviato gli acciacchi: rimarrà nella storia dell’Alpinismo Giovanile.

Mercoledì 1 luglio 2026

Fiduciosi di una previsione con ampie coperture nuvolose ma senza pioggia, dopo la colazione alle 7,00, ci siamo diretti verso un’impegnativa escursione che toccherà per la prima volta i 3000 metri. Ci siamo incamminati verso est per raggiungere il passo della Bettaforca, lungo la valle della Forca. Questo versante della Val d’Ayas è caratterizzato dai molteplici impianti di risalita e strade carrabili utilizzate per la loro manutenzione. In cima al passo (o colle) ci troviamo a cavallo delle due valli limitrofe: la valle d’Ayas, dalla quale veniamo, e quella del torrente Lys, con il Comune di Gressoney-Saint-Jean, importante centro per lo sci alpino e punto di partenza, come Ayas, per impegnative passeggiate sui ghiacciai del Rosa. Sotto un fastidioso vento, scansando pesanti ruspe all’opera intorno agli impianti (ma a Bologna siamo abituati ai cantieri) arriviamo alla stazione a monte dell’impianto di risalita da Staffal. Prima di dividerci in due gruppi, sentita l'incessante aria fredda, pregustiamo una rigenerante bevanda calda al bar intravisto in cima all’impianto di risalita. Ma la seggiovia aperta (circa 2700 mt) ci illude dell’apertura del bar/rifugio in quota, che invece troviamo chiuso. Un folto gruppo prosegue lungo la dorsale verso nord sul sentiero che porta prima al passo della Bettolina inferiore (2996 mt), poi a quello superiore (nostra meta a 3100 mt) in vista del rifugio Sella,  punto di partenza per escursioni e scalate sull’invitante gruppo del Rosa. Infine la pioggia arriva anche oggi, malgrado Meteo Svizzera durante la mattinata ci aveva illuso di riuscire a evitare la fatica di indossare guscio e coprizaino. Al passo della Bettolina riusciamo a vedere da un lato la ormai familiare valle di Verraz, con il tragitto fatto il giorno prima. Dall’altro si vede la valle del Lys e, tra le nuvole incastonata tra le rocce, capanna Gnifetti. Non riusciamo a vedere altro, con le nuvole che coprono le maggiori vette del Monte Rosa, il vento che gonfia i cappucci delle nostre giacche e la pioggia che si trasforma in grandine e ci accompagna lungo il nostro affrettato ritorno. Quando troviamo un riparo tra le rocce, ormai quasi giunti al bar, chiuso, del colle Bettaforca, ci fermiamo per pranzare e per le foto di rito. La discesa avviene lungo la striscia di carrabile stesa per gli impianti sciistici invece che dal sentiero che abbiamo usato per risalire. A Résy ci uniamo al resto del gruppo che ha preso altrettanta acqua e vento pur stando a quote più basse. Nel tardo pomeriggio, poco prima di cena, ci colleghiamo in video chiamata con la ricercatrice dell’Università di Milano Barbara Valle. L’oggetto dell’incontro è il Collembolo, un invertebrato amante del freddo. Il collegamento non è dei migliori perché usiamo il cellulare per ascoltare la voce della ricercatrice a causa di problemi all’audio del computer. Malgrado ciò riusciamo ad ascoltare la presentazione grazie al silenzio assoluto che si crea nella sala quando parte l'intervento. A quanto pare la brava ricercatrice è riuscita a catturare l’interesse per un esserino lungo pochi millimetri, abitante esclusivo di ghiacciai e nevai perenni. Dopo una descrizione del Collembolo, del suo habitat, la sua diffusione sull’arco alpino e, immancabile, il rischio estinzione, Barbara ci spiega come fare a raccogliere i campioni con gli strumenti che ci ha inviato prima di partire da Bologna (https://collembolice.unisi.it). Visto che non abbiamo in programma e mezzi per inoltrarci nel ghiacciaio, l’intenzione è quella di provare a raccogliere i campioni sul bordo inferiore del ghiacciaio oppure su un nevaio perenne in quota. Dopo cena, viste le buone previsioni di Meteo Svizzera, decidiamo di provare il giorno successivo l’impegnativa salita al rifugio Guide d’Ayas, ai piedi del ghiacciaio di Verraz.

Giovedì 2 luglio 2026

Dopo la colazione alle 7,00, ci avviamo tutti verso il già noto sentiero che conduce verso la valle di Verraz e il lago Blu. A Verraz di sotto il gruppo si è diviso: alcuni con un passo più lento sono arrivati al lago Blu per poi prendere la direzione del Lago Ciarcierio lungo il Sentiero Italia Cai ripassando da Resy Gli altri hanno continuato l’ascesa verso il rifugio Mezzalama lungo le morene lasciate dagli ormai estinti ghiacciai. Giunti al Mezzalama (3036 mt), alcuni hanno deciso di non proseguire e quindi il gruppo si è ulteriormente diviso in due. Chi ha proseguito ha affrontato il tratto più impegnativo dell'escursione con segnavia e ometti sempre più evanescenti e pendenze ancora più accentuate. In un passaggio è stata affrontata una breve elementare arrampicata che, scoperto poi lungo il rientro, si sarebbe potuta evitare se le indicazioni fossero state più chiare. Poco prima del rifugio Guide d’Ayas a 3180 mt, su un nevaio appena sotto le prime propaggini del ghiacciaio, abbiamo cercato tracce del Collembolo. Grazie all'entusiasmo di ragazze e ragazzi sono stati trovati vari punti dai quali è stato facile prelevare dei campioni da consegnare all’Università. Con il prezioso carico, dopo una breve sosta, qualche foto, e un veloce pranzo al sacco, il gruppo ha iniziato la lunga discesa verso Résy. L’arrivo del gruppo di precoci scienziati è avvenuto intorno alle sette e mezza di sera e quindi la meritata cena è stata spostata alle otto così da stare di nuovo tutti insieme a condividere le emozioni dell’intensa giornata.

Venerdì 3 luglio 2026

Con il tempo ormai stabile e soleggiato, l’ultimo giorno siamo partiti con calma verso i laghetti a sud di Résy, tra i monti Cavallo e Rothorn, e gli impianti di risalita di Champoluc con la vista del Cervino alle spalle. Le temperature piuttosto elevate e il percorso sul filo dei duemila metri hanno invitato i ragazzi a concedersi un bagno rinfrescante nelle acque dei numerosi laghetti presenti in zona. Un primo bagno lo hanno fatto nel lago di Ciarcerio (2371 mt) in cima ad un impianto di risalita. Poi, più giù, vicino al rifugio Belvedere, molti si sono tuffati nel lago di Saler Superiore (2302 mt). Seguendo la solita carrabile, dopo aver pranzato nei pressi del lago, siamo scesi verso Champoluc. A circa metà strada, per evitare la risalita da Saint Jacques a Résy, alcuni hanno deciso di tagliare il versante per arrivare direttamente a Résy lungo il Sentiero Italia Cai. Gli altri invece sono scesi a Champoluc per attività più mondane quali qualche acquisto di indumenti, rigorosamente da montagna, e un agognato gelato artigianale. Da Champoluc a Saint Jacques il gruppo ha utilizzato un bus navetta gratuito che la comunità locale mette a disposizione di tutti, così da risparmiare agli escursionisti il percorso sulla trafficata strada. Infine ci si è ritrovati tutti insieme a Rèsy per la solita, apprezzata cena. Prima di prepararci per l’ultima notte, ci siamo incontrati nella sala comune per valutare un'ultima escursione in parte notturna al, già noto, Palon di Rèsy. Tutti insieme abbiamo considerato obiettivamente interesse, capacità e attrezzatura dei potenziali partecipanti ad un'escursione con partenza alle tre e mezza di mattina verso il Palon per ammirare le ultime stelle della notte e le prime luci dell’alba, e ridiscendere a Résy per gustare l’ultima colazione tutti insieme.

Sabato 4 luglio 2026

Ci siamo svegliati alle 3,15: per sette di noi la giornata inizia presto e, dopo una veloce rinfrescata al viso, indossiamo gli scarponi. La torcia frontale disegna veloci traiettorie davanti ai nostri passi verso est, dove a breve le stelle si attenueranno. Poche parole accompagnano i nostri passi sotto il cielo nero. Nel bosco di conifere, siamo tutti concentrati a studiare percorsi in mezzo ai ripidi sassi verso il Palon. Tanto che il canto dei primi uccelli mattutini ci richiama ad un cielo sempre più grigio, ai profili dei monti sempre più netti. Arrivati in cima, spegniamo le torce e ci copriamo dal freddo del mattino. Consumiamo una rapida colazione mentre il cielo schiarisce lentamente sopra le cime. Come gli uccelli mattutini, rompiamo il silenzio scambiandoci le prime emozioni della ripida ascesa. Ammiriamo il panorama, scattiamo le foto e siamo felici per la piccola impresa. Il ritorno sarà accompagnato dal brusio dei nostri soliti discorsi. A Rèsy, tolti gli scarponi, qualcuno fa la doccia e un veloce saluto al letto ancora caldo. Altri non vogliono spezzare la magia di un nuovo giorno e aspettano l’ultimo sole salire oltre la Bettaforca. Alle 7,45 ci vediamo tutti in sala per la colazione. La mattinata continua con la sistemazione e pulizia di alloggi e bagni e la preparazione dei bagagli. Come per la salita, quelli più pesanti verranno  portati giù dall’auto. Un gruppo di quaranta persone da Piacenza prenderà il nostro posto e già i primi rinforzi per Daniela, Andrea, Maria e Maria Rita iniziano ad arrivare. Dopo il pranzo, i saluti, le foto e la discesa verso il pullman che ci aspetta a Saint Jacques, partiamo per il lungo viaggio verso Fiorenzuola. Qui salutiamo chi scende, cambiamo autista e ripartiamo per Bologna. Arriviamo davanti la sede CAI intorno alle ventuno e trenta, stanchi ma più ricchi di preziose esperienze e nuove amicizie.

Grazie al fattivo impegno di 5 validi aiutanti, Lorenzo Cangini, Gian Carlo Ossino, Prisca Testa, Michele Rella e Andrea Taglio, i quali hanno concluso il corso teorico per accompagnatore di AG, la settimana estiva ha offerto percorsi ed esperienze diversificate per ragazze e ragazzi che hanno affrontato suoli impervi, meteo avversi, saputo condividere sentieri e stati d'animo contrastanti. La provetta con i campioni di Collembolo conservati in alcool, è stata consegnata a Marco Furlani Onc, per gli esami di laboratorio. In effetti il campionamento del Collembolo è andato oltre le più ottimistiche previsioni. Quello che non si è trovata invece è una qualunque segnaletica sul Sentiero Italia Cai, non identificabile nè rintracciabile in nessun tratto della zona intorno a Resy. Ma questa è un'altra storia.

Maria Grazia Gualandi ASAG -  Gian Carlo Ossino aspirante ASAG

 

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