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Chi siamo: Il Club Alpino Italiano, Sezione di Bologna "Mario Fantin", è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di montagna e natura. Fondato nel 1875, il nostro obiettivo è promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dell'ambiente montano, con particolare attenzione agli Appennini e alle Alpi.
Attraverso un'ampia gamma di attività, tra cui escursionismo, alpinismo, scialpinismo, arrampicata e cicloescursionismo, offriamo ai nostri soci l'opportunità di vivere esperienze uniche e di scoprire le meraviglie della montagna.
Organizziamo corsi di formazione per garantire un approccio consapevole e sicuro alle attività outdoor, oltre a eventi culturali e iniziative per la manutenzione dei sentieri.
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BenniInParete

"Decidemmo di andare a fare una via in Dolomiti - ovviamente in bicicletta". Chissa' se da questo incipit, colto a una sua serata in Sede CAI tanto tempo fa (noi che pendevamo dalle sue labbra, lui forse neanche tanto convinto di quell'interesse, però sempre contento di condividere e raccontare) si coglie almeno un barlume di quell'epoca gloriosa dell'arrampicata in cui non c'erano sconti, se volevi fare dovevi essere bravo per forza. Come diceva Benni: non eravamo fenomeni, era per forza così, prendere o lasciare. 

E' scomparso Benni, un mito (si può dire?) dell'arrampicata bolognese, di quel gruppo di amici a cui dobbiamo che Badolo esista, e che a Bologna siano nati un gruppo e una scuola di alpinismo. Chi fino a ieri ne ha condiviso la strada ricorda soprattutto il suo carisma, la sua filosofia, la sua ospitalità, il suo essere davvero un personaggio pur rifuggendo da questa visione; persona schietta, che non le mandava certo a dire, e molti se ne ricordano.

Su Benni e soci troviamo un capitolo della guida Badolo Verticale di Sandro Dal Pozzo, dove potremo leggere di quando si arrampicava alla Croara, a Monte Adone e ai Sassi di Roccamalatina, e i chiodi venivano forgiati appositamente; o delle tante vie in giro per le Alpi nonostante la bicicletta (tutte beninteso fatte con il canapone legato in vita); della tenda (necessaria per il bivacco ai piedi della parete) cucita a mano partendo dai teli comprati in Piazzola; della tragedia della perdita dell'amico fraterno Luigi Zuffa avvenuta in discesa; o di quando la prima ripetizione della via Maestri (che contestualmente l'aveva anche schiodata) alla Roda Di Vael fu soffiata (fatto scorrettissimo, oggi non la si passerebbe liscia...) ai nostri amici che l'avevano interrotta lasciando fiduciosamente i chiodi in parete per poterla terminare la volta successiva. Ma per queste e altre storie, altri nomi, e un quadro sull'alpinismo in quell'epoca rimandiamo alla lettura della Guida.

Esiste poi un'intervista di Marino Capelli apparsa sulla rivista Sul Monte del 2015, che non sarà sfuggita ai nostri soci. In rete troviamo anche una simpatica intervista di Spiro da cui emerge un quadro a tutto tondo. 

E soprattutto, se chiediamo, troviamo infinite testimonianze personali fra chi lo conosceva, fra chi con lui si è legato in cordata, o ha seguito i suoi passi sulle sue vie e i suoi sentieri; tanti episodi da raccontare, tanta vita vissuta insieme all'insegna dell'amore per la montagna e dalla comunanza che crea l'essere stati legati alla stessa corda e aver condiviso un pezzo di vita, con uno spirito forse un pò fuori dagli schemi, ma sempre positivo.

Certo, l'età c'era, ma alla Certosa non ci sono solo i suoi coetanei: ci sono i protagonisti di oggi, per i quali Benni non era un altro mondo, ma il loro stesso mondo: un amico fra gli amici, un compagno di cordata ideale, a cui ci si legava sempre volentieri, che fosse il granito delle Alpi o il calcare delle Dolomiti. La sua arrampicata era una leggerissima danza; con la sua bravura, competenza ed esperienza rendeva tutto facile, comunicando sicurezza anche sulle salite più impegnative. Mi hanno detto: "Ha insegnato a tutti noi; forse, chissà, lo vedevamo come un punto di riferimento destinato a restare, e ci sembra impossibile doverlo ora salutare".

La porta della Certosa si era ormai richiusa da un pò, ma gli amici vecchi e nuovi che lì si sono ritrovati erano ancora tutti lì, a dimostrare quanto sia forte il legame che da quell'epoca e da quelle avventure è nato e cresciuto, e resta forte fra tutti noi.

 

La foto in apertura è di Luigi Finarelli.

Clicca sulle immagini per accedere ai link:

COpertinaSulMonte 3 2015 

 BenniIntervistaSpiro31

CopertinaBadoloVerticale2

 Ringrazio tutti gli amici che condividendo con me il loro pensiero mi hanno  permesso di scrivere questo articolo.

(ipsilon)

 

 

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